Riporto in maniera integrale una parte dell'intervista di Giulia Calligaro che trovate questa settimana in edicola su IoDonna.
" Il 13 febbraio 2006 è il giorno in cui suo figlio Ilan Halimi è stato trovato agonizzante lungo una linea della ferrovia nella banlieue di Bagneux, a Parigi, dopo essere stato tenuto sotto sequestro per ventiquattro giorni, affamato, torturato, marchiato come un animale e infine bruciato vivo a 23 anni, da una banda di oltre venti coetanei delle più diverse nazionalità. Ragazzi apparentemente normali, alcuni minorenni.
L’accusa una sola: essere, nel pieno della guerra che incendiava le periferie parigine, ebreo e quindi privilegiato, ricco a prescindere e comunque colpevole. Ilan muore poche ore dopo il ritrovamento. La madre, Ruth Halimi, con la giornalista Émile Frèche, ha ripercorso il calvario nel libro intitolato 24 giorni. La verità sulla morte di Ilan Halimi, oltre ventimila copie vendute in Francia e ora tradotto in Italia da Salomone e Belforte. «Niente mi ridarà mio figlio, ma quello che io posso cercare di fare è evitare che succeda ad altri, per questo tutti devono sapere » dice battagliera l’autrice. E allora cominciamo da qui.
Dove trova tutta questa forza?Dentro di me c’è la morte, notti di incubi, il pensiero di quello che si poteva fare e non è stato fatto. La domanda insolubile: perché proprio a lui? Ma davanti ci sono i bambini degli altri miei figli, loro sono il futuro, e allora in quel futuro ci voglio essere anch’io e sorrido per loro.
Crede nel caso o nel destino?Ilan si trovava per caso nel negozio di telefoni dove è stato adescato, sostituiva un amico. Prima di lui avevano tentato invano con altri... Se dovessi pensare che questa è solo sfortuna diventerei pazza, devo credere che c’è un motivo, anche se i miei occhi non bastano a vederlo. "
di Giulia Calligarofoto di Carlo Furgeri Gilbert
L'intervista completa su IoDonna in edicola questa settimana fino a venerdì 23.